il castello del diavolo

Uno dei blog da seguire assolutamente, se si è appassionati di giochi da tavolo, è “Giochi sul nostro tavolo” di Pinco11. La settimana scorsa un post mi ha ricordato di un gioco indetto tra i lettori: un micro racconto di una ventina di righe max con traccia il tema del gioco “Il castello del diavolo“, party game della dVinci. In palio il gioco stesso. La sfida mi intrigava: ho letto le due righe due dell’ambientazione, ho dato un’occhiata alle carte dei personaggi, ho buttato giù la prima bozza, ho limato piano piano e …  ho spedito il mio raccontino che condivido con voi. Beh il concorso è stato un successone e ho sfiorato la vittoria! Onore ad Alessio di Bari il vincitore. Mi consolo con il premio della critica (vero Stefy?)

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Stavamo stretti. Troppo stretti. In più gli scossoni non aiutavano. Devo confessare che durante qualche curva allegrotta mi lasciavo andare un po’ di più verso sinistra, appoggiandomi abbondantemente sul seno generoso della zingara che avevo al mio fianco. Si diceva che fosse diventata ricca leggendo il futuro in una palla di cristallo, ma sono certo che gli avventori fissassero ben altre sfere al suo cospetto. Nonostante stesse per piovere e in quella carrozza facesse un freddo glaciale, la prosperosa gitana era seminuda; ma mai quanto l’esile danzatrice alla mia destra vestita con dei microbici fazzoletti.

Per compensare il lato femminile ed estivo, in cui sapientemente mi ero andato ad incastonare in quel bolide a quattro ruote, di fronte a me si parava una stramba collezione invernale di cappelli maschili: un colbacco peloso con tanto di decaduto nobile russo con monocolo; una ridicola bombetta sopra una inquietante divisa di pelle nera puzzolente; un estroso capello a cilindro con gentiluomo in cappottone di velluto.

C’era comunque poco da prendere in giro, dato che anch’io facevo parte della singolare comitiva che con quel tempo e con quella bara con cavalli aveva  deciso di raggiungere velocemente Castel del Diavolo, come se fosse una corsa a premi. Io, come mio solito, mi ero fatto trascinare in qualcosa non molto chiaro, ma ora ero solo molto concentrato sulle mie discinte vicine. E proprio mentre ero ipnotizzato dalla collana della zingara che affondava nella sua deliziosa scollatura, uno scossone più violento del nostro cocchiere ubriaco fece emergere da quel profondo abisso il ciondolo. Era una chiave.

In quell’istante Bombetta saettò in piedi e fece materializzare nelle sue mani, tirato fuori da non so dove, un lucente canne mozze. Me lo puntò in faccia dicendo: “se belle poppe ha la chiave… con te fanno tre.“ Poteva significare tutto e niente, ma quando l’ultima visione del mondo sono due cerchi di metallo brunito si restringe il campo visivo e la capacità di comprensione del significato delle parole.

L’ultimo sorriso me lo concessi pensando che avrei abbracciato il diavolo prima di tutti loro.

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Una Risposta to “il castello del diavolo”

  1. Francesco Says:

    non conosco il gioco, cmq molto carino!

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